Illustration BdM PE-078

Differenza fra lo Spirito e l’anima

“Lo Spirito è una forza dominante nella coscienza dell’uomo; l’anima è un serbatoio che permette allo Spirito di lavorare costantemente le impressioni che fanno parte della sua esperienza.” BdM
 
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In italiano si legge il contenuto originale di questa pagina, in un’altra lingua la traduzione da parte di un’intelligenza artificiale (AI) di questo contenuto, quindi il risultato deve essere interpretato con discernimento.

 
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E’ molto, molto importante la differenza fra lo Spirito e l’anima.

Se guardiamo l’uomo dal punto di vista occulto… Quando dico occulto, voglio dire a partire da un livello di coscienza che non è condizionato dai sensi e che non è legato all’esperienza umana, in altre parole un livello di coscienza pura in cui si trova o evolve quello che chiamiamo il principio dell’Intelligenza, in altre parole il Principio della Luce, in altre parole il Principio dell’evoluzione energetica – ma come non solo coscienza, ma come potere nell’universo locale – e se guardiamo l’uomo, ci si accorge che l’uomo non è semplicemente un essere materiale, non è semplicemente un essere che sperimenta attraverso i sensi la materialità, ma è anche un essere che non ha ricordo della sua origine.

L’uomo non ha ricordo della sua origine, e la ragione per cui non ha ricordo della sua origine è perché la coscienza della sua origine è stata sostituita dal pensiero, e quando pensate, avete una riflessione, vivete, sperimentate una riflessione personale che chiamiamo una riflessione egoica. E questa riflessione egoica vi permette sul piano materiale di prendere coscienza limitata della vostra realtà all’interno del mondo spaziale, ma non vi permette di prendere coscienza della vostra realtà all’esterno di quel mondo lì.

E a causa di questo, l’uomo, tecnicamente parlando vive un’esperienza molto limitata sul piano materiale, perché è obbligato per concepire, per comprendere, per studiare, è obbligato costantemente a riflettere e analizzare le diverse proposizioni che vengono verso di lui nella sua esperienza psicologica, che sia a livello della scienza, che sia a livello della filosofia, della religione, le relazioni intime, e così via.

E nel corso dell’evoluzione, quello che si produrrà nell’uomo, è che al posto di predeterminare la sua coscienza – cioè al posto di avere una coscienza che fa parte delle assise della memoria della sua razza -l’uomo avrà una coscienza la cui origine sarà all’esterno del suo io, cioè all’esterno di tutto ciò che in lui crea della riflessione. Questa coscienza gli permetterà in quanto essere di realizzare finalmente il suo sogno, il sogno millenario dell’umanità, cioè la sua capacità di poter spiegare TUTTO, e quando dico “spiegare TUTTO”, quello che voglio dire, è accedere secondo lui, secondo la sua vibrazione, a ciò che egli ha bisogno di sapere per essere perfettamente equilibrato nelle sue energie.

Non si ha bisogno di sapere in quanto uomo o in quanto essere, non si ha bisogno di sapere TUTTO nel senso globale del termine. Ma si ha bisogno di accedere a TUTTO quello che si ha bisogno di sapere. E’ importantissimo fare la differenza. Non si ha bisogno di sapere TUTTO perché non si ha bisogno di sapere TUTTO! Non avete bisogno di avere il mare da bere, avete semplicemente bisogno di poter accedere a dell’acqua per riempire il vostro bicchiere. E’ un po’ così.

Dunque l’uomo ha bisogno di accedere a TUTTO, e accedere a TUTTO, richiede a un certo punto una trasmutazione del suo essere, perché l’uomo è un essere di abitudini sul piano mentale, nel senso che il pensiero per noi, fa parte della nostra personalità. Si è abituati a pensare. Siamo nati da quando pensavamo, pensiamo da quando siamo nati. Non pensare, sarebbe molto sgradevole per noi, perché quando pensiamo abbiamo l’impressione di ESSERE. Vi ricordate Cartesio: “Penso dunque sono”… E con l’evoluzione, l’uomo si accorgerà che pensare non è la definizione definitiva della sua realtà, è semplicemente una frazione della sua realtà.

Tuttavia, per arrivare a realizzare l’altra frazione della sua realtà, dovrà adattarsi al fatto che pensare non fa parte della sua realtà, ma fa parte di un’altra realtà, il cui tasso vibratorio, però, adattato alla sua personalità, gli dà l’impressione di essere in modalità IO. Ed è il fatto che egli ha l’impressione di essere in modalità IO – dunque di essere in un modo in cui l’io si esegue secondo la sua volontà, dunque il suo libero arbitrio – che gli dà sul piano materiale la gioia di vivere, cioè la gioia di non essere dominato dai mondi superiori o più avanzati di lui.

Dunque l’uomo ha tecnicamente sul piano materiale una visione molto, molto antropocentrica di se stesso, mentre in realtà, egli è molto più multidimensionale di questo. Solo che, per abituarsi a questa multidimensionalità è difficile perché essendo un essere di abitudini, egli ha formato, nel corso della sua esperienza, nel corso di una, due generazioni, ha formato una personalità che è totalmente il riflesso della sua anima nella materia.

La personalità è il riflesso dell’anima nella materia, la personalità è le azioni dell’anima attraverso il materiale sul piano materiale. Mentre lo Spirito è un’altra dimensione dell’uomo, lo Spirito non ha niente a che vedere con la materia, lo Spirito non ha niente a che vedere con l’anima, lo Spirito è un’entità continua, cioè una forza di vita o un principio di coscienza che non è esistenziale, che è presciente e totalmente intemporale, ma che viene prima dell’uomo.

Lo Spirito viene sempre prima dell’uomo, nel senso che lo Spirito conosce il futuro dell’uomo, come conosce il passato dell’uomo globalmente, perché non è limitato dai sensi. E lo Spirito non è semplicemente un principio, si dice spesso che lo Spirito è un principio ma in fondo, lo Spirito è un’entità universale, è un aggiustatore di pensiero, è una funzione cosmica, ed è un essere che nella sua luminosità detiene le chiavi dell’evoluzione dell’anima incarnata che chiamiamo l’uomo.

Il problema che si ha sulla Terra, a causa delle filosofie razionali, e anche a causa delle religioni che hanno limitato l’ascendenza dell’uomo al livello universale, (è che) si ha difficoltà, in quanto esseri pensanti materiali limitati, a concepire che si può essere uguali in intelligenza a quello che si chiama lo Spirito, non in termini della globalità, ma in termini della non-manipolazione dell’essere da parte dello Spirito.

E nel corso dell’evoluzione, l’uomo realizzerà che arrivare a non essere più manipolato dallo Spirito, cioè a non essere più forzato a vivere un modo di esperienza che serve all’evoluzione dell’anima, l’uomo arriverà a poter beneficiare del suo Spirito, cioè a equilibrare la sua relazione con un piano mentale – perché lo Spirito si esegue nel piano mentale – a equilibrare la sua relazione col mondo dello Spirito a un punto in cui l’uomo un giorno sarà telepatico, l’uomo un giorno potrà guarirsi, l’uomo un giorno potrà lavorare sulla materia a diversi livelli, e l’uomo un giorno potrà anche accedere a dei piani che fanno virtualmente parte della sua realtà oggi sconosciuta.

Dunque lo Spirito non è semplicemente un principio nel senso filosofico del termine, ma lo Spirito è realmente un’entità universale. E questa entità universale, nel corso dell’evoluzione, cerca di unificarsi con l’uomo per creare quella che si chiama una coscienza superiore, cioè una coscienza universale, una coscienza mentale, e un essere sul piano materiale che è capace di rispondere ai diversi bisogni della sua razza.

Uno dei grandi bisogni della razza umana sulla Terra oggi, come in passato, è di arrivare a poter un giorno dare al Pianeta – dare alla gente – quello di cui ha bisogno affinché l’uomo possa stabilire un equilibrio, un’ armonia con esso. Oggi si tenta di farlo attraverso la scienza, si è tentato in passato di farlo attraverso la religione, e un giorno si arriverà a farlo attraverso la coscienza.

E’ attraverso la coscienza che l’uomo arriverà un giorno a poter stabilire un equilibrio fra il suo mondo materiale e se stesso. Ma per questo, ci vorrà della coscienza, cioè uno Spirito sufficientemente presente nell’uomo perché egli possa, in quanto essere, dissociarsi facilmente dalla riflessione psicologica del suo io, per arrivare un giorno a stabilire delle norme di coscienza e di ordine in un mondo estremamente animalizzato che si chiama il pianeta.

Ma questo, questo richiederà molta trasformazione dell’umanità e una grande, grande iniziazione sul piano personale, perché l’uomo non è abituato in quanto essere a concepirsi perfettamente. E’ molto difficile per l’uomo concepirsi perfettamente. Gli antichi chiamavano questo: “Conoscersi perfettamente”.

Io preferisco il termine: “Concepirsi perfettamente”, perché nella concezione di sé, si è obbligati ad arrivare alla fine a una conclusione fondamentale, che la coscienza dell’uomo è una coscienza assoluta.

E perché l’uomo arrivi a concepire di essere dotato di una coscienza assoluta, dovrà, col tempo, arrivare a poter misurare la sua relazione con l’invisibile, col piano mentale, con l’aggiustatore di pensiero, con quei principi lì che evolvono in parallelo con lui, ma che non sono valutabili nella sua esperienza, perché il pensiero soggettivo dell’ego non può, per ogni sorta di ragioni che possiamo spiegare, non può sostituire l’IO con il TU, o il piccolo “me” col grande “me”, o il piccolo “io” col grande “IO”.

E’ molto difficile per l’uomo, quindi l’uomo si protegge dalla follia con la sua personalità avendo una personalità abbastanza bilanciata. Ma un giorno sarà obbligato ad andare oltre la sua personalità. L’uomo sarà obbligato un giorno a entrare realmente nella sua persona, quello che io chiamo l’identità della sua persona, e realizzare finalmente nella sua esperienza mentale che la sostituzione del suo IO con il TU equivale sul piano psichico all’autodistruzione del suo io planetario.

Quando parlo di autodistruzione del suo io planetario, non parlo di autodistruzione in un senso negativo, parlo di trasmutazione, di metamorfosi totale dell’ego, per arrivare un giorno a poter dissociarsi completamente dalla coscienza spirituale che è stata durante l’involuzione la torre d’avorio dell’uomo-ego planetario.

Un giorno l’uomo realizzerà che la coscienza spirituale, è una coscienza temporanea che fa parte dell’ involuzione e che fa anche parte del fatto che l’uomo, in quanto essere pensante, non può dissociarsi assolutamente dalle forze universali, per la semplice ragione che egli non è capace assolutamente di associarsi con esse.

Se l’uomo fosse capace di associarsi assolutamente con le forze universali, realizzerebbe che le forze universali, nel loro lavoro, possono essere estremamente dure attraverso la sua esperienza, quel che si chiama una programmazione, e che in quel movimento lì, l’uomo arriverebbe a detestare enormemente l’invisibile, a detestare enormemente tutto ciò che è di ordine spirituale, in altre parole detestare tutto ciò che non può essere portato a un rapporto paritario con lui.

Dunque l’uomo dell’involuzione, che appartenga a non importa quale razza, non importa quale civiltà, non importa quale religione, non importa quale sistema filosofico, ha sempre sperimentato una relazione verticale con i piani. E un giorno questo dovrà essere distrutto! Ed è l’uomo stesso che lo distruggerà. Dal 1969, dell’informazione ha cominciato a essere trasmessa riguardo all’ego, la psicologia, la psicologia evoluzionaria, eccetera. Questo è un inizio, fa parte dello sviluppo della coscienza sulla Terra.

Ma a livello dell’uomo, in quanto individuo, questo sviluppo psicologico, questa nuova scienza della mente, lo porterà alla fine a dover completamente dissociarsi spiritualmente da ciò che è invisibile. E questo non è facile per l’uomo, perché la spiritualità per l’essere umano durante l’involuzione, è stata il suo conforto morale, e l’uomo aveva bisogno di spiritualità perché l’uomo non era capace di identificarsi completamente a una infinità.

Dunque, invece di prendere consapevolezza assoluta di se stesso, egli ha situato, ha concettualizzato una infinità all’esterno di se stesso che si chiamava Dio o non importa cosa, e facendo questo, ha perso la sua volontà di combattere l’occulto. La spiritualità, è la perdita di volontà o del potere dell’uomo di combattere l’occulto. E l’occulto dovrà essere e sarà un giorno combattuto, e quando dico “combattuto”, voglio dire realmente combattuto sul piano personale.

Quando si guarda l’occulto da un punto di vista iniziatico o da un punto di vista occulto, lo si guarda come un mondo che deve essere adattato alla volontà dell’uomo e non viceversa. E durante l’involuzione, si è considerato l’occulto o gli aspetti meno rigorosi dell’occulto che chiamiamo la spiritualità, come aspetti necessari alla evoluzione dell’uomo. Mentre in realtà, la spiritualità e l’occulto non integrati diventano col tempo parametri non coerenti con la coscienza assoluta dell’uomo.

E’ evidente che non è facile per un essere umano pensare all’esterno delle sue strutture, perché il pensiero fa parte della sua personalità. Dunque ci sono degli iniziati nel mondo il cui ruolo, se volete, o lo scopo o la funzione, e attraverso la loro propria iniziazione, un’iniziazione molto, molto sofferta… sono portati col tempo a scorticare la relazione con l’occulto. In ogni caso, gli iniziati che vengono, scorticano o scorticheranno la relazione fra l’uomo e l’occulto.

E gli iniziati, scorticando la relazione fra l’uomo e l’occulto, faranno per la prima volta trasparire sul piano materiale le diverse nozioni che strutturano in modo ordinato le architetture dell’universo locale, dunque i misteri.

Una volta che l’uomo avrà accesso ai misteri – cosa che egli non ha mai potuto prima – l’uomo finalmente prenderà coscienza che in questo lavoro profondamente erculeo, arriverà a poter stabilire una relazione molto, molto intima col piano mentale.

E stabilire una relazione intima col piano mentale, vuol dire trattare con entità di alto livello. Non parlo qui dei morti, o delle entità spirituali… Trattare con entità di alto livello che non hanno mai avuto incarnazione, che sono totalmente in relazione telepatica con l’uomo – dunque attraverso il pensiero – e che all’origine sono i grandi manifatturieri del pensiero. Non è facile per l’uomo immaginarsi o prendere coscienza che il suo pensiero è un prodotto manufatto. Perché all’uomo piace pensare di essere lui che pensa.

All’uomo piace pensare che è lui a manifatturare il suo pensiero, ma la ragione per cui all’uomo piace pensare che lui pensa, è perché questo fa parte delle abitudini di pensiero. Man mano che si coscientizzerà, perderà quest’abitudine, e un giorno il pensiero, invece di essere riflettente o riflesso, o psicologico, diverrà presciente. Presciente, vuol dire che precederà la scienza dell’ego.

Dal momento in cui il pensiero sarà presciente e precederà la scienza dell’ego, l’uomo entrerà in un altro ordine di pensiero. Avrà sempre del pensiero, ma a quel livello lì il pensiero non sarà più un pensiero basato sul principio della riflessione. Sarà basato sul principio della telepatia, e quello che io chiamo “telepatia”, non è quello che voi concepite come telepatia.

La telepatia è una messa in moto di un’energia mentale che permette all’ego e all’aggiustatore di pensiero, nello stesso momento, nello stesso istante, di collaborare per la fusione di un’energia superiore che si chiama “l’anima dello Spirito”. [L’anima serve da ponte]. L’anima dello Spirito, essendo una memoria collettiva che fa parte dei mondi superiori, permette sia all’uomo che allo Spirito – dunque all’aggiustatore di pensiero – di lavorare per l’evoluzione della coscienza atomica, la coscienza atomica a qualsiasi livello​.

Ma affinché lo Spirito e l’uomo lavorino all’evoluzione della coscienza atomica, l’uomo deve dissociarsi dal bisogno psicologico di pensare che il pensiero viene da lui. Se non è capace di fare questo, è obbligato a vivere a livello dell’anima, non può vivere a livello dello Spirito. E vivendo a livello dell’anima, è obbligato a subire la sua coscienza.

Subendo la sua coscienza, non ha quella che si chiama la capacità di concepire, di concepirsi, di concepire il suo essere o di concepire la dimensionalità del suo essere, o di concepire la dimensionalità dell’umanità, o di concepire quello che vuole. In altre parole, di avere il peso e la misura di quello che ha bisogno di sapere per spiegare ciò che sa.

Una persona come me che parla, che è in pubblico, e che parla da vent’anni, venticinque anni, io sono obbligato a SAPERE per fare il mio lavoro, dunque sono obbligato ad avere accesso a dell’informazione per fare il mio lavoro. Ho bisogno di accedere all’oceano, come si dice, per riempire il mio bicchiere d’acqua che è il mio lavoro. Se non posso accedere a quell’oceano lì, allora non posso fare il mio lavoro. Allora non ho più ragion d’essere come uomo, quindi mi spengo, muoio, cambio di piano.

Per l’uomo è la stessa cosa, ma a un altro livello. Non essendo iniziato dal piano mentale, ma portato a un’ iniziazione mentale, l’uomo non ha per il momento la forza interiore sufficientemente sviluppata per combattere l’occulto, perché c’è troppa paura in lui. E la paura fa parte della sua spiritualità, la paura fa parte della divisione del suo essere, la separazione del suo essere, di questa grande totalità. Ed è per questo che egli trova sempre rifugio nella personalità o nella religione, o nella spiritualità.

Ma se l’uomo, o quando l’uomo diventerà o sarà iniziato al suo proprio mistero, l’uomo potrà facilmente dissociarsi da tutto ciò che sa, da tutto ciò che pensa di sapere, e cominciare finalmente a connettersi con quello cui ha accesso per sapere. Ed è lì che l’uomo entrerà in quello che si chiama il mondo dello Spirito e farà parte della grande comunione dello Spirito, cioè di questo lavoro gigantesco che permette allo Spirito e all’uomo – dunque al mortale – di lavorare insieme per creare alla fine, sulla Terra e in altri mondi, una civiltà parallela a quella che si conosce; civiltà moronziale che sarà totalmente fuori del piano materiale e non farà parte del mondo della morte.

E a quel punto l’uomo avrà terminato il suo ruolo sulla Terra in quanto anima incarnata, e l’uomo potrà moronzializzare la sua energia. E lì, altre evoluzioni si produrranno. Ma per tornare a una cosa più semplice, l’uomo ha bisogno sulla Terra di comprendere, non semplicemente la riflessione del pensiero nel suo ego, ma il gioco, la manipolazione che fa intrinsecamente parte della conversazione fra i piani e lui, ma non da lui letta e interpretata correttamente. Se l’uomo fosse capace di interpretare correttamente quello che avviene nella sua testa, l’uomo non avrebbe mai un problema psicologico, voi nemmeno sareste qui.

L’uomo non avrebbe alcun problema psicologico, l’uomo non avrebbe alcun bisogno di comprendere, l’uomo non avrebbe alcun sentimento di non comprendere, l’uomo non avrebbe alcun bisogno di compararsi agli altri, l’uomo non avrebbe alcun bisogno d’interrogarsi, l’uomo non avrebbe alcuna solitudine karmica. In altre parole, non si sentirebbe un’anima incarnata nella materia.

E riguardo agli uomini, avrebbe una visione integrale, cioè nella sua relazione con l’uomo, sarebbe facilissimo per lui trattare con l’uomo perché conoscerebbe l’uomo, perché conoscerebbe se stesso. Dunque le sue relazioni sociali, il matrimonio, gli amici, e così via, sarebbe molto facile per lui. Mentre nel caso presente, non è facile il matrimonio, lo sappiamo tutti. Le relazioni sociali, non sono facili, lo sappiamo tutti. E più si è sensibili, meno è facile.

E questo, questo fa parte delle grandi sofferenze dell’uomo sulla Terra, e questo non è che sul piano umano, sul piano personale. Portate questo a livello delle nazioni: americani, russi, francesi, giapponesi, cinesi, africani e così via! E questo, questo fa parte della grande scuola, lo sappiamo tutti che questo appartiene alla grande scuola. Ma l’uomo sarà obbligato un giorno a realizzare che l’evoluzione, in definitiva, non ha niente a che vedere con l’evoluzione della colonia umana sulla Terra.

L’evoluzione ha a che fare con l’individuo, punto! E durante l’involuzione, questo non è stato compreso, perché durante l’involuzione i poteri temporali, i poteri statali hanno stabilito che lo Stato è più importante dell’uomo, che la coscienza collettiva è più importante dell’uomo, che i dati o i parametri che investono l’uomo di certi valori morali sono sempre per il bene della società. E l’uomo è sempre stato dietro, l’uomo è sempre stato un cittadino sul suo pianeta, ma un cittadino di seconda classe.

Mentre lo stato politico o lo stato spirituale – il Vaticano per esempio – restava per l’umanità la sede fondamentale della cultura spirituale. E nell’evoluzione, questo, questo sarà totalmente fracassato, l’uomo diverrà finalmente il grande promotore della sua identità, ma su una base totalmente individuale. Ciò non riguarderà la società. Riguarderà semplicemente l’uomo, e per questo, l’uomo dovrà passare dal piano mentale riflessivo – quindi dal piano dell’anima – al piano dello Spirito. La differenza fra il mondo dello Spirito e il mondo dell’anima è fracassante.

Vi do un esempio [BdM fa uno schizzo]… Se guardiamo questo a livello occulto e guardiamo i due piani: avete il piano dell’anima, avete il piano dello Spirito, e se prendiamo una definizione dell’anima dal piano mentale, l’anima è semplicemente un modo di essere. Quando l’uomo è nella sua anima, egli NON E’! In altre parole, la sua esistenza è puramente concettuale e fa parte degli statuti istituiti dalla sua società. Lo dico così: l’uomo appartiene alla memoria della razza, siete un po’ di razza vostra.

Se siete nati in Quebec, siete Canadesi francesi, avete l’anima del quebecchese. Se siete nati in Francia avete l’anima del Francese. Se siete nati in Cina avete l’anima del Cinese, e così via. Non avete individualità integrale perché l’anima della razza vi impone per vibrazione, per simbologia, per cultura, dei modi di percezione che fanno parte della memoria della razza, che fanno parte del passato.

Mentre se foste sul piano dello Spirito, nel mondo dello Spirito, l’uomo è totalmente senza coscienza nel mondo dello Spirito. Quando dico che l’uomo è senza coscienza, non voglio dire che l’uomo non ha coscienza, voglio dire che è senza coscienza umana; dunque un uomo cosciente non ha coscienza umana, non ha coscienza che appartiene alla sua razza, ha una coscienza che fa parte della sua relazione con il doppio. Egli può molto facilmente aggiustare questa coscienza, armonizzarla con la coscienza della razza, nessun problema.

Quando arrivo a un semaforo rosso, mi fermo come tutti, ma se volessi, potrei proseguire. E se volessi, saprei che non c’è un poliziotto che mi guarda. Ma non lo faccio perché voi, voi state dietro, e se passo col rosso, vi farete delle domande, direte: “C’è un cittadino che non rispetta le leggi”. Ciò vi darebbe fastidio, quindi non lo faccio. E’ in questo senso che l’uomo cosciente rispetta la coscienza dell’umanità.

Ma su un piano assoluto, egli potrebbe realmente attraversare col rosso, e la ragione per cui dico questo, è perché nello Spirito, l’uomo non ha la paura psicologica associata all’ego. Mentre a livello dell’anima, l’uomo ha sempre la paura psicologica associata all’ego. “La polizia mi vedrà… Pagherò una multa”… Mentre a livello dello Spirito, lui non vive questo.

Sono andato al ristorante questa sera, e quando vado al ristorante, mi piace parcheggiare davanti al ristorante, scendere ed entrare. Non chiedetemi di camminare 15 miglia per andare a trovare un parcheggio! E in generale, quando sono accompagnato, le persone dicono: “Beh, avrai una multa”. Io dico: “Non è grave, la multa posso pagarla, lavorerò di più, ma voglio parcheggiare qui”. Oppure posso dire: “Non avrò la multa”.

Spesso, quando ho una multa, è per gli altri, non è per me. Questo li infastidisce, li fa lavorare un po’ di più. A me non disturba avere una multa. Così scendo dalla mia vettura, vado al ristorante, so che avrò una multa, ma sto bene. Digerisco bene. Gli altri digeriscono un po’ meno bene, ma questo, questo fa parte della loro esperienza. Questo è a livello dello Spirito. Mentre a livello dell’anima, si hanno sempre delle paure, si hanno sempre delle ansietà a un livello o ad un altro.

E’ per questo che dico che un essere cosciente non appartiene all’umanità, ciò non vuol dire che lui non si adatta all’umanità, ma non appartiene all’umanità, perché è sempre in un processo di non-riflessione, cioè il suo pensiero non è attribuibile al suo ego. E’ evidente che non si arriva facilmente a quella coscienza lì, perché c’è un lavoro di demolizione che deve essere fatto. Quello che chiamo una iniziazione, è un lavoro di demolizione e, a seconda dagli individui, prende più o meno tempo.

Ma l’uomo non può passare a una coscienza integrale, a una coscienza mentale, non può passare a una telepatia integrale col piano mentale senza vivere una demolizione, perché i mobili, ciò che arreda la sua personalità, deve essere cambiato di posto. Bisogna cambiare i mobili di posto per far entrare nuovi mobili, e questo è difficile.

Ma se guardiamo l’evoluzione dell’uomo in termini di coscienza planetaria in un ciclo molto, molto ristretto, per esempio in una vita, in una generazione, e così via, ci si accorge che l’uomo arriva assai rapidamente a vedere e a sentire di non far parte dell’umanità. Fa parte un pochino, ma più l’uomo è cosciente, più si accorge di non far parte dell’umanità, nel senso che non fa parte della memoria della razza.

Questo non vuol dire che non rispetta le leggi dell’umanità, ma nel senso che sul piano psicologico, lui appartiene sempre di meno alla memoria della razza. E questo, nell’essere umano, è la misura che gli permette di sapere se egli passa dal piano dell’anima al piano dello Spirito. E più l’uomo sentirà questa differenza con l’umanità, questa grande, grande differenza con l’umanità, più passerà al piano mentale.

E più sarà naturale per lui realizzare che le ambizioni dell’umanità, della gente se volete, nella loro coscienza esistenziale, non fanno parte della sua propria esperienza. Fanno parte dell’esperienza planetaria. E lui, ha la sua esperienza molto particolare, ma è capace di armonizzarla con l’esperienza della gente per poter beneficiare di quello che l’uomo ha fatto nel mondo. Qual è il prezzo da pagare per l’uomo? Ha una piccola perdita di memoria.

Quando ti coscientizzi, vivi una piccola perdita di memoria. La perdita di memoria fa parte del fatto che l’ego non è più sollecitato come prima. E siccome l’ego non è più sollecitato come prima, non ha più, come prima, tanto accesso alla sua memoria meccanica come prima. Questo non vuol dire che perde la memoria, vuol dire che la memoria egocentrica che prima gli dava la sicurezza intellettuale, è un po’ diminuita, un po’ messa da parte perché lui prenda coscienza di essere capace di sapere senza memoria.

Dal momento in cui cominciate a realizzare che potete sapere senza memoria, che non avete bisogno di memoria, e che potete accedere a del sapere, e che cominciate ad accedere a del sapere che non fa parte della vostra memoria, comincerete a realizzare che voi cambiate. E questo cambiamento non ha fine, cambierete finché non moriate, ma almeno, non sarete inquieti, e non penserete di avere l’Alzheimer.

Io di memoria ne ho molta per il mio lavoro, ne ho bisogno, ma la memoria si ritira. Nella mia azione di tutti i giorni, non ne ho bisogno. Dunque, come uomo normale, non ho più molta memoria, ma se ho bisogno del memoriale, viene. Allora l’uomo ha bisogno di constatare nel corso della sua esperienza e nel corso del suo sviluppo che, la differenza fra lo Spirito e l’anima, non è una differenza quantitativa, non è una differenza qualitativa: è semplicemente una differenza di vibrazione, perché abbiamo sempre avuto “dello Spirito”!

Veniamo al mondo con dello Spirito, se non avessimo Spirito, non potremmo pensare, il pensiero sarebbe impossibile, dunque abbiamo dello Spirito. Tuttavia, abbiamo troppa memoria. Avendo troppa memoria, questo riduce il potenziale del nostro Spirito, perché la memoria dà all’ego l’importanza di una autosufficienza a livello delle categorie mentali. Un uomo che è molto, molto educato, che è andato all’Università, che ha un dottorato eccetera, ha un’autosufficienza psicologica a livello del suo io.

Ma questa autosufficienza psicologica è totalmente fittizia, è totalmente relazionale, è totalmente relativa a quello che lui ha studiato, essa non fa parte di quello che lui sa; fa parte della coscienza della razza ed è necessaria perché egli possa sviluppare gli attributi necessari per lavorare in un qualunque campo. Il medico ha bisogno di sapere quello che sa, l’ingegnere ha bisogno di sapere quello che sa, ma ciò non vuol dire che quello che essi sanno fa parte integrale di quello che essi sanno in modo assoluto. E per questo, l’uomo deve passare a un altro livello.

E il passaggio a un altro livello è più difficile per certe razze che per altre, perché certe razze, se prendiamo per esempio le grandi razze religiose o i grandi gruppi religiosi sulla Terra come gli Indù, per esempio, sono esseri che hanno delle grandi sensibilità, una grande sensibilità, una grande intuizione, ma non sono capaci di dissociarsi da un principio universale che guida tutte le loro azioni. Dunque a quel punto, di conseguenza, in quanto esseri appartenenti a vaste società, si crea nel corso di millenni una grande sottomissione alla legge karmica.

E le conseguenze a livello sociale, è la grande povertà materiale dei popoli, mentre l’uomo, l’indù trasmutato, l’indù che accederebbe a una coscienza sufficientemente sviluppata da potersi dissociare dal grande potere del principio cosmico sulla sua coscienza personale, potrebbe finalmente arrivare ad elevarsi oltre le superstizioni, e cominciare finalmente a combattere le forze occulte che, nel loro lavoro, diminuiscono la luce della mente e impediscono all’uomo di sapere che ha una coscienza assoluta.

Perché un uomo che realizza di avere una coscienza assoluta, nel senso che ha assolutamente accesso a del memoriale vivente, a dell’informazione per il suo lavoro, non ha più bisogno di essere sostenuto dalla religione, dalla superstizione, dalla filosofia. Diventa il suo proprio sostegno. Dal momento in cui egli diventa il suo proprio sostegno, non appartiene più alla memoria della razza, ma è capace di integrarsi con essa per ogni sorta di ovvie ragioni.

Se mi domandate: “Qual è la differenza fondamentale tra lo Spirito e l’anima”… Lo Spirito è una forza dominante nella coscienza dell’uomo; l’anima è un serbatoio che permette allo Spirito di lavorare costantemente le impressioni che fanno parte della sua esperienza. Dunque lo Spirito lavora sempre la memoria dell’anima, lavora la memoria dell’anima, lavora la memoria dell’anima… Quando ci facciamo lavorare la memoria dell’anima, viviamo della personalità a tutti i livelli.

Così, se siete gelosi, lo Spirito vi lavorerà la memoria dell’anima, vivrete della gelosia. Se siete orgogliosi, lo Spirito vi lavorerà quella parte lì della memoria dell’anima. Ma se siete coscienti dello Spirito – dunque se conoscete le leggi del pensiero, se sapete che il pensiero in sé è ad un tempo unidirezionale e bidirezionale – potrete finalmente respingere quello che lo Spirito fa in voi nella vostra personalità.

Sarete capaci di mettere uno “STOP”. Da quel momento, l’uomo comincerà a prendere coscienza del suo potere sullo Spirito, del suo potere contro lo Spirito. E finché l’uomo non avrà coscienza del suo potere contro lo Spirito, l’uomo non si libererà dall’occulto della sua coscienza. Perché anche se siete incoscienti, se non avete mai sentito parlare dell’occulto, siete soggetti, in quanto esseri sulla Terra, alle leggi occulte della coscienza.

Guardate i vostri sogni: i vostri sogni sono delle costruzioni, delle architetture che fanno parte del lavoro dello Spirito all’esterno del fenomeno della riflessione dell’ego. Se siete sufficientemente abili a interpretare i vostri sogni, vedete che nei vostri sogni c’è molta intelligenza. E’ molto ben organizzata, in alto, la faccenda! Sono capaci di descrivervi con delle immagini, cose che accadranno pari pari nella vostra vita il giorno dopo. Quindi lo Spirito lavora a più livelli.

Ma sul piano psicologico dell’ego, l’uomo a causa della psicologia, a causa di Jung, a causa di certi psicologi che hanno sviluppato il concetto del subcosciente, l’uomo è capace di accettare che i sogni facciano parte degli altri mondi. Non se ne fa troppo un problema, perché non ha controllo sui suoi sogni, dirà che si tratta della manipolazione da altrove. OK. Ma immaginarsi che anche il suo pensiero, durante la giornata, fa parte della relazione con gli altri mondi, per lui è una grande sfida!

E’ talmente una grande sfida che siamo arrivati nel 1969, in un tempo universale sulla Terra, ed è nel 1969 che ha avuto luogo il cambiamento pendolare, e l’uomo ha cominciato finalmente a ricevere dell’informazione che gli dava coscienza psicologica del suo io, e gli dava allo stesso tempo una scienza che gli permetteva di comunicare abbastanza facilmente con dei piani di cui non ha alcuna coscienza visiva. Quello che io chiamo il pensiero vivente o la telepatia.

Ma una volta che l’uomo entra o entrerà in questo processo di trasformazione, sarà molto, molto facile per lui arrivare un giorno a smascherare lo Spirito. E smascherare lo Spirito, fa parte della sua conquista dei mondi invisibili, fa parte del controllo della sua vita, perché l’uomo ha poco, pochissimo controllo sulla sua vita. La prova, è che la sua programmazione può essere letta da dei medium.

Se siete capaci di andare a vedere un medium e il medium è capace di dirvi: “Fra due anni avrai un incidente”, vuol dire che la programmazione è estremamente rigida, vuol dire che qualcuno ti porterà fra due anni lì perché tu abbia l’incidente, all’angolo di quella strada, a quell’angolo della strada. C’è qualcuno che ti porterà lì, non sei tu che ti porterai lì! Quel qualcuno fa parte delle forze occulte.

Bisogna rompere questo, perché l’uomo arrivi un giorno, nel corso dell’evoluzione, a morire quando è il momento, e a morire quando vuole, invece di morire non importa quando, e morire quando non vuole. Questo ci porta a guardare il fenomeno della morte. Il fenomeno della morte, fa parte della grande angoscia dell’umanità. La morte, è la grande angoscia dell’umanità. Perché? Perché l’uomo non ha mai compreso la morte.

E la ragione per cui non ha mai compreso la morte, è perché non è mai morto. Quando muori sul piano materiale, lì, dopo, non c’è niente. Ma se non muori sul piano materiale perché sei sempre nell’illusione della vita, in altre parole, sei sempre nell’esperienza dell’anima, a quel punto l’esperienza della morte è difficile perché non sei capace di concepire una nuova dialettica a livello del tuo io.

Non sei capace di concepire una nuova relazione fra il tuo io, la tua coscienza e altri mondi. Non sei capace di concepire un’altra tappa nell’evoluzione del tempo. Quindi non sei nemmeno capace di concepire un altro stato spaziale, perché la tua coscienza sensoriale a livello della riflessione è più potente della tua coscienza diretta telepatica con essi.

Se l’uomo avesse una coscienza telepatica con il piano mentale e studiasse la morte, studiasse il fenomeno della morte, o studiasse la dimensionalità astrale di questa conseguenza di vivere nella materia, l’uomo vedrebbe che la morte non è assolutamente quello che pensa: tanto che le persone che vivono una morte clinica, quando muoiono clinicamente all’ospedale, non vogliono più ritornare nel corpo fisico. Stanno talmente bene, è talmente bello, è talmente questo, è talmente quello! Non vogliono più ritornare.

Ma spesso sono obbligate a ritornare, perché questo fa parte dell’esperienza dell’anima. Spesso tornano perché fa parte dell’educazione dell’umanità attorno a loro, eccetera, eccetera. Ma occorre che la coscienza della morte vada più lontano. E andrà così lontano nell’evoluzione dell’uomo che l’uomo perderà la coscienza del suo io. Quando l’uomo non avrà più la coscienza del suo io, non avrà più la coscienza della morte perché non avrà più la paura di essere separato dalla sua identità.

E’ questo che crea nell’uomo l’ansia della morte, ha paura di essere separato dalla sua identità. Ma separato da quale identità? Non ce l’ha! [risate del pubblico]. Almeno, se ne avesse una, ma non ce l’ha! Quando l’uomo avrà un’identità, non avrà più la paura della morte, perché non potrà più riflettere sul fenomeno della morte come rifletteva quando non aveva identità. Quindi, avere paura della morte, pensare alla morte, fa parte della mancanza di identità dell’ego.

Se l’uomo avesse una piena identità, il fenomeno della morte per lui non esisterebbe, per la semplice ragione che egli non sarebbe capace di convertire un’energia astrale in coscienza. Dunque, quando pensate alla morte, quando siete colpiti dalla morte, è perché convertite un’energia astrale in coscienza. Quell’energia astrale lì fa parte della vostra incoscienza, non fa parte di quello che sapete, fa parte della vostra incoscienza.

E quando arrivate a un certo traguardo, cinquanta, sessanta, settanta, ottant’anni, pensate sempre di più alla morte. E finite col tempo per soffrirne psicologicamente, fin quando siete portati via da una crisi cardiaca senza nemmeno aver avuto coscienza di morire. Quindi la morte, sul piano materiale, i pensieri della morte, i pensieri che l’uomo ha rispetto alla morte, ciò fa parte dell’astralizzazione del suo pensiero, fa parte dell’astralizzazione della sua coscienza. Dunque fa parte dei meccanismi dell’anima che sono messi in vibrazione da cosa? Dal mondo dello Spirito.

E quando parlo del mondo dello Spirito, non parlo del mondo dello Spirito con la stessa untuosità con cui voi potete parlarne, perché per me il mondo dello Spirito è un mondo di manipolazione. Quindi non ho l’affezione, non ho l’amore che l’uomo ha in generale per il mondo dello Spirito. La ragione fondamentale, è perché io non vivo alcuna spiritualità, e la seconda ragione, perché la manipolazione fa parte delle grandi relazioni che esistono fra l’invisibile e il piano materiale.

L’uomo è costantemente manipolato, sempre manipolato. Più è incosciente, meno se ne rende conto. Più è cosciente, più se ne rende conto. Più è cosciente, più questo lo fa arrabbiare. E più l’uomo diventerà arrabbiato o collerico, più arriverà finalmente a ribellarsi contro questa manipolazione.

Più prenderà sotto controllo le sue emozioni animalizzate, e più arriverà ad avere una coscienza mentale, cioè una coscienza che è equilibrata col piano mentale, una coscienza in cui il mortale è in equilibrio con l’aggiustatore di pensiero, una coscienza in cui il mortale è capace di parlare all’aggiustatore di pensiero, una coscienza in cui il mortale è anche capace di dire all’aggiustatore di pensiero che cosa farà quando morirà; una coscienza in cui l’uomo è capace di forzare l’aggiustatore di pensiero ad ascoltarlo e a dirgli: “Sì, hai ragione”.

Quando l’uomo sarà capace di forzare l’aggiustatore di pensiero a dirgli: “Sì, hai ragione”, l’uomo avrà ragione sull’aggiustatore di pensiero. Quando l’uomo avrà ragione sull’aggiustatore di pensiero, l’uomo comincerà a prendere coscienza della qualità assoluta della propria coscienza. Quando l’uomo avrà coscienza della qualità assoluta della sua coscienza, l’uomo non apparterrà più, sul piano psicologico, alla razza umana.

Dunque egli sarà nella sua identità, avrà coscienza integrale, la sua coscienza sarà assoluta nel senso che potrà perfettamente trattare con l’aggiustatore di pensiero. E a quel punto, potrà beneficiare di una coscienza creativa sul piano materiale per se stesso, in funzione del proprio sviluppo e in funzione della sua esperienza personale, senza più rivivere il grande dramma dell’umanità che è stato l’esperienza dell’ego all’interno di una coscienza collettiva, dove l’ego è stato obbligato costantemente ad abbeverarsi alla fonte di conoscenza che un’umanità incosciente gli ha fornito dall’inizio della sua incarnazione, per formare una personalità, che è totalmente dissociata dalla sua realtà.

Questo è un po’ per rispondere alla vostra domanda, la differenza fra l’anima e lo Spirito. Se si va ancora oltre, perché è interessante, e si guarda da un punto di vista di medianità, l’anima è la parte dell’uomo che non gli appartiene, mentre lo Spirito è la parte dell’uomo che gli appartiene. Quindi se l’anima, la nostra anima, la nostra memoria, quello che crea la nostra personalità non ci appartiene, questo cosa vuol dire? Vuol dire che non siamo noi ad averla creata. Questo significa che, come essere umano, uno è fatto di energia, di memoria, e non siamo noi ad averla creata.

La paura di Dio, non siamo noi ad averla creata, ciò appartiene alle Chiese. Le idiozie e le superstizioni che fanno parte delle religioni, non siamo noi che le abbiamo create, ciò fa parte della storia dell’umanità. Tutto quello che conviene chiamare conoscenza sulla Terra sul piano spirituale, non siamo noi ad averlo creato, fa parte della coscienza dell’umanità. Dunque l’uomo in quanto essere ha creato pochissime cose per se stesso, parlo in quanto individuo. Quando l’uomo si coscientizzerà, creerà tutto. Tutto, per lui come individuo.

Dunque cosa vuol dire questo? Egli non sarà più capace di accettare niente dall’esterno. Un uomo cosciente non può accettare niente dall’esterno. Non può accettarlo, perché? Perché ciò non fa parte della coscienza creativa, non è reale. Quindi, man mano che l’uomo cessa di accettare quello che viene dall’esterno, è obbligato a riempire, da se stesso, il vuoto creato da ciò. Questo fa parte della sua identità.

Ma non è facile, perché è solo, non può domandare all’altro se ha ragione, non può domandare all’altro un supporto sociale, un supporto collettivo. Non può domandare all’Università di confermare quello che egli sa, non può domandare al prete di confermare quello che egli sa. E’ solo. E questa solitudine fa parte della sua rigenerazione, della sua evoluzione, della sua identità, della sua sofferenza – soltanto all’inizio. Perché un giorno ti senti proprio bene… non direi contento, ma un giorno ti senti benissimo nella tua pelle.

Ti senti benissimo a sapere che quello che sai, è per te, non viene dall’esterno. Non sei interessato a sapere niente che viene dall’esterno, a meno che questo non confermi esattamente quello che sai. Quando conferma quello che sai, bene, sei contento.

Dici: “Ah, ecco uno che comprende quello che io comprendo, non ci sono problemi”. Mi ricordo, parecchi anni fa, avevo fatto un manoscritto per un libro e l’avevo inviato in California per la traduzione. Poi l’avevo dimenticato perché non ho grande memoria. E un giorno ho ricevuto il libro per posta, tradotto. E quando ho guardato il libro, ho detto: “Guarda questo, questo tipo scrive esattamente come me”… Ed era il mio libro, l’avevo dimenticato [risate del pubblico]!

E’ interessante come esperienza. Finalmente non sei solo! Così, quando ho realizzato che era il mio libro, ero meno contento perché questo mi rituffava ancora nello stesso fenomeno. Abituarsi a quello che si è non è facile perché si ha sempre il dubbio, il famoso dubbio. E il dubbio, essenzialmente, non è solo la mancanza di certezza. Il dubbio, è il risultato di non poter distruggere quello che ci manipola, dunque il dubbio è della manipolazione.

Se l’uomo potesse distruggere quello che lo manipola e che crea ciò che si chiama dubbio, non ci sarebbe problema, non ci sarebbe dubbio. Io, quando pure si provasse a manipolarmi nella mente per crearmi del dubbio, sono troppo abituato, conosco troppo il “gioco”. Questo fa sì che io non vivo del dubbio. In non importa quale esperienza, non vivo questo. E l’uomo arriverà a non più conoscere il dubbio, non perché si sarà creato delle opinioni forti, ma perché non sarà più manipolabile.

E il dubbio è uno dei grandi strumenti utilizzati dai piani, tanto sul piano astrale che sul piano mentale, per portare l’uomo a costruirsi una nuova architettura, o per portare l’uomo a subire un’antica architettura. Il dubbio è molto grave, é per questo che la credenza è così forte. L’uomo preferisce lanciarsi nella credenza per non avere a che fare col dubbio. I grandi filosofi hanno sofferto del dubbio.

Alcuni sono impazziti col dubbio, perché il dubbio è in definitiva lo strumento fondamentale utilizzato dall’invisibile per impedire all’uomo di sapere che sa. Non si deve pensare che, poiché si parla dei piani, si parla dell’invisibile, si parla degli altri mondi, si parla delle entità spirituali o si parla delle entità mentali, non ci si deve immaginare che l’ontologia del potere cambi.

Il potere, la definizione fondamentale assoluta categorica ontologica del potere, è il bisogno di far evolvere i piani inferiori dell’energia. Quindi una vibrazione superiore che entra in un mondo inferiore mette in vibrazione l’altro mondo inferiore, lo fa evolvere, è del potere. Se portate questo fenomeno di entropia nel mondo dell’uomo, dai piani, avete quella che si chiama la coscienza umana riflessa.

La coscienza umana riflessa in cui l’uomo non ha identità, è il potere dell’invisibile sulla Terra. Questo potere fa parte delle assise sperimentali dell’uomo, fa parte della coscienza spirituale dell’uomo, fa parte della non-coscienza dell’uomo, fa parte della sofferenza dell’uomo, fa parte della problematica dell’uomo. Potrà dunque l’uomo un giorno rovesciare il potere? L’uomo rovescerà il potere un giorno, quando realizzerà che l’invisibile ha il potere su di lui. Devi conoscere il tuo nemico.

L’invisibile quindi sarà sempre il nemico dell’uomo finché l’uomo non avrà stabilito un equilibrio con l’invisibile, e finché non sarà in una relazione mentale perfettamente equilibrata col suo aggiustatore di pensiero.

Quando l’uomo avrà stabilito una relazione perfetta con l’aggiustatore di pensiero, l’occulto della sua coscienza sarà sostituito dal potere della sua coscienza. A quel punto l’uomo sarà nel potere creativo, e l’uomo potrà utilizzare il potere creativo per liberarsi costantemente, fintanto che sarà nella materia, dalle minime influenze astrali che possano passare nella sua coscienza e interferire con la sua volontà creativa.

E quando l’uomo morirà, quando andrà in coscienza moronziale, quel potere creativo farà parte del suo nuovo dominio dei mondi sugli altri piani al di fuori del mondo astrale. Ed è lì che l’uomo potrà cominciare a costruire nuove civiltà, perché avrà accesso a dei mezzi che sul piano materiale non ha. Si aggiungerà quindi un anello della catena all’evoluzione cosmica dei grandi esseri di luce, e l’uomo farà parte di questa catena.

E a quel punto l’uomo non tornerà più alla Terra, non farà più parte della Terra, e sarà realmente un essere superiore, un essere avanzato, un essere cosciente, chiamatelo come volete! Ma a quel punto, l’uomo non sarà più dominato e dominabile. E se negli altri mondi, nella moronzialità, o nei mondi in cui sarà finalmente riuscito a trasgredire le leggi della morte, egli arriva un giorno, per ogni sorta di ragioni, a fare degli errori fondamentali, come ce ne sono stati in passato, l’uomo probabilmente si unirà a delle forze che in passato hanno eseguito fortemente il principio del dominio sull’umanità, e l’uomo diverrà un nuovo luciferiano!

Si tratta di possibilità… Sono possibilità, fa parte delle possibilità che l’uomo un giorno diventi un nuovo luciferiano nei mondi in cui, per una ragione o un’altra, non avrebbe compreso il vantaggio di lasciare libere le entità in evoluzione. Lasciare libera un’entità in evoluzione, che cosa richiede? Richiede che essa non muoia. Non puoi lasciare un’entità in evoluzione… Un’entità che muore, in altre parole che è soggetta alle leggi dell’anima, dunque alle leggi della materia, alle leggi della carne, non può essere lasciata libera sulla Terra, perché le forze astrali sono troppo potenti, le forze del piacere, la carne, il cibo, il sesso, e così via, sono troppo forti.

Dunque non puoi lasciare l’uomo libero sulla Terra perché egli non lo è integralmente. Se l’uomo sulla Terra fosse libero integralmente, la civiltà come noi la conosciamo sparirebbe, quindi non ci sarebbe ragione per l’esistenza della Terra quale rifugio per l’evoluzione dell’anima. Ma quando l’uomo morirà, quando l’uomo sarà arrivato sul piano moronziale, a quel punto non avrà più bisogno di essere limitato dalla sua materialità perché l’avrà messa da parte. Non sarà più in coscienza materiale, sarà in coscienza moronziale. Ma anche in coscienza moronziale, l’uomo avrà… [Interruzione-Fine]

aggiornamento il 01/07/2024

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